Hugo Chávez Frías e il senso della storia

This translation by Carlo Martini of my essay “Hugo Chávez Frías and the Sense of History” was published at ZNet on May 3, 2005. It subsequently appeared at three other websites, including Peacelink: telematica per la pace (9 May 2005) and “Blogopoli,” Il cannochiale (11 May 2005). I have corrected a misidentification of one of the writers whom President Chávez quoted (a fault which resulted from my own transcription error), and have added notes identifying the writers whom President Chávez quoted: their common involvement in democratic resistance to the subversion of democracy, the political tyranny, the economic pillage, and the appalling violations of human rights inflcited upon Latin America by the United States and its allies and agents may help to indicate more fully his intentions in making these references. I have revised the translation at several points to improve its accuracy; the text given here is otherwise unchanged.

 

28 aprile 2005: Oggi, il presidente venezuelano Hugo Chávez Frías ha presentato un importante sommario delle attuali iniziative internazionali del suo governo ad un evento che ha visto sia momenti di intense relazioni diplomatiche e commerciali tra il Venezuela e Cuba, che gli incontri della quarta conferenza emisferica contro l'ALCA.

Per un pubblico abituato al sottile farinata di luoghi comuni banali, alle inversioni orwelliane, e al vacuo tifo da ragazze ponpon in cui è caduta la retorica politica del Nord America, un discorso di Chávez può essere un'esperienza galvanizzante. Il presidente venezuelano condivide con il suo amico ed alleato Fidel Castro Ruz uno stile oratorio che si sposta senza fatica lungo una vasta gamma di stili, dalla canzonatura auto-denigratoria alle prolungate analisi storiche, dall'invettiva alla pianificazione geopolitica, e alle appassionate dichiarazioni di etica politica su quella che lui chiama la rivoluzione bolivariana.

Come il presidente Castro, Chávez Frías possiede una capacità di resistenza che farebbe diventare verdi dalla rabbia i retorici classici da Demostene a Cicerone. Al Karl Marx Teatro dell'Avana, ha parlato, senza appunti, per più di tre ore rivolgendosi ad una platea costituita dai participanti alla conferenza e degli studenti delle facoltà di medicina e di altri di istituti di istruzione superiore a l'Avana. Il tema: l'alternativa bolivariana per le Americhe (ALBA), che il Venezuela e Cuba hanno annunciato il 14 dicembre 2004 come alternativa al progetto di un accordo di libero commercio delle Americhe (FTAA, o in spagnolo, ALCA) per cui gli Stati Uniti hanno premuto sin dal 2001: prima come un accordo onnicomprensivo modellato sulla falsariga NAFTA e sul fallito accordo multilaterale sugli investimenti (MAI), che gli USA speravano di far approvare entro il primo di gennaio del 2005, poi nella forma di accordi bilaterali e regionali nei quali le singole nazioni come il Cile o gruppi di piccole nazioni come gli Stati dell'America centrale potessero essere molestati in modo più diretto.

Secondo Chávez Frías, un momento determinante nel processo che ha portato dalla protesta alla proposta alternativa è stato il suo primo incontro con il presidente Castro all'Avana nel dicembre del 1994. Questo coincidette con il summit delle Americhe a Miami, dove il presidente USA Bill Clinton (notoriamente e stupidamente) dichiarò: “Ora possiamo dire ce il sogno di Simon Bolívar è divenuto realtà per tutte le Americhe.” Quella dichiarazione, come dice oggi Chávez Frías, “fu uno schiaffo in faccia alla storia, une schiaffo in faccia a tutti quelli che conoscono la nostra storia e gli ideali a cui Bolívar dedicò la sua vita.”

Un secondo momento determinante, per lui, fu il summit dell'ALCA a Québec City nell'aprile del 2001. I più di 70.000 dimostranti che combatterono quella che oggi Chávez ha chiamato la “guerra del gas” (guerra de gaz) dentro al “muro della vergogna” che circondò la cittadella di Québec in quella memorabile occasione saranno contenti di sapere che le proteste di quel weekend fecero un'impressione indelebile ad almeno uno dei 31 leader di governo che si ripararono nella fortezza.

Di quel weekend, Chávez Frías ha ricordato il comportamento aggressivo dei diplomatici USA e del loro presidente—al quale si è referito, in un'allusione beffarda al romanzo classico di Rómulo Gallegos Doña Barbara, come a “Mister Danger” (“Signor Pericolo”).1 Ma ha anche ricordato l'accoglienza melliflua del primo ministro canadese Jean Chrétien—e il suo vanto che l'infame muro fosse “prova di anti-globalizzazione” (vanto che fu respinto dai manifestanti, i quali, giunti al muro, ne abbatterono una sezione di 50 metri).

In un discorso condito liberamente con referimenti letterali e storici, Chávez Frías has reso omaggio a due scrittori morti di recente: André Gunder Frank, i cui libri includo lo studio classico Sottosviluppo o Rivoluzione2, e il paraguayano Augusto Roa Bastos, dai cui scritti ha citato una considerazione acerba per cui “la globalizzazione è una maschera, un termine alti-sonante dietro al quale si cela un'intenzione malvagia, il vecchio vizio del colonialismo.”3 Rivolgendosi ai media internazionali, Chávez Frías ha citato un commento non meno acido dell'uruguayano Eduardo Galeano: “Mai nella storia così tante stati ingannati da così pochi.”4

Poi ha ricordato, per i media USA in particolare, un momento iniziale della cooperazione cubano-venezuelana per cui gli Stati Uniti hanno tutte le ragioni di sentirsi grati. Durante la rivoluzione americana, le donne cubane simpatizzanti raccolsero più di mille sterline per la causa. Il sostanzioso contributo fu consegnato alle tredici colonie dal capitano venezuelano Francisco de Miranda, che disertò dall-esercito imperiale spagnolo e divenne un valido compagno di Thomas Jefferson e George Washington. Chávez Frías ha proseguito ricordando il modo in cui l'emergente “colosso del nord” ripagò questo atto di generosità, contribuendo, negli anni '20 del XIX secolo, alla sconfitta del sogno di Simon Bolívar di un America Latina unita.

Ma ora, ha dichiarato, dieci anni e cinque mesi dopo la vacua appropriazione del nome di Bolívar da parte de Bill Clinton, “Ora, davvero, il sogno di Bolívar sta iniziando a realizzarsi.” Chávez Frías ha citato la proposta del presidente brasiliano Lula, durante quella che lui ha definito “una storica visita” a Caracas, che se il diciannovesimo secolo è stato il secolo dell'Europa ed il ventesimo secolo il secolo degli Stati Uniti, sta emergendo la possibilità di fare del ventunesimo secolo il secolo dell'America Latina. È in questo contesto que l'ALBA, una vera alba, l'alternativa bolivariana per le Americhe, deve essere intesa.

Lo scopo è un processo di progressiva integrazione atta a sviluppare “lo stato sociale, negli interessi non delle elite ma della gente.” I regimi di commercio proposti, e imposti, dagli Stati Uniti hanno potenziato ulteriormente le elite, e non sono risultati altro che saccheggi neoliberali di paesi come l'Argentina o il Messico (per menzionare solo due delle vittime più in vista). Sono stati anche devastanti per le economie agricole ed hanno immiserito ancor più i lavoratori e le nazioni indigene.

L'ALBA, al contrario, mira ad arricchire le persone in generale, e nutre la speranza utopica e rivoluzionario-democratica di eliminare la povertà. L'obbiettivo, ha detto Chávez Frías, è “un'integrazione per la vita—non il colonialismo, ma la felicità delle nostre genti.”

Ben quarantanove documenti distinti dell'ALBA sono stati firmati da Cuba e dal Venezuela, o sono in stato avanzato di discussione. Anche iniziative che coinvolgono altri paesi sono state sviluppate. Una caratteristica esemplare dell'ALBA è la fluidità degli scambi di beni e servizi, in un modo che evita i sistemi bancari internazionali e gli interessi della compagnie.

Così il Venezuela, in cambio dell'export di petrolio e di materiali di costruzione verso Cuba, sta attualmente beneficiando del lavoro di circa 20.000 dottori cubani che hanno aperto cliniche mediche nei barrios (quartieri ispanici, ndt) e nelle communità rurali che non hanno mai goduto di servizi medici, mentre i programmi di alfabetizzazione “hanno insegnato a 1,4 milioni di venezuelani a leggere e a scrivere solo durante l'ultimo anno.” Un accordo simile all'ALBA è attualmente in fase di discussione con l'Argentina, che già paga per gli otto milioni di barili di petrolio venezuelano importati, ma non in contanti o in valuta, che non possiede, bensì con i bovini, de cui abbonda.

Altre iniziative includono la ratifica di ventisei accordi di cooperazione tra il Venezuela e il Brasile, lo sviluppo del Telesur, un network comunicativo di media, la creazione del banco sociale venezuelano, la cui missione sarà “finanziare lo sviluppo in base alla solidarietà e alla cooperazione,” e la fondazione del Petrosur, un' “alleanza petrolifera” i cui benefici per i paesi non produttori includeranno la riduzione dal 30% al 50% del prezzo per i paesi consumatori che sotto il sistema attuale vanno alle compagnie petrolifere, ossia agli “intermediari speculatori capitalisti.”

Il sogno bolivariano di Hugo Chávez è amplo ed inclusivo. “Il bolivarismo,” ha dichiarato oggi, è sia “socialismo” che “cristianismo.” La cristianità bolivariano-socialista di Chávez Frías fa eco all' “opzione preferenziale per i poveri” dei teologi della liberazione. Ha citato il detto di Gesù per cui “è più facile che un cammello entri nella cruna di un ago, che un ricco nel regno di Dio”—un detto che ha una certa risonanza all'Avana, dove, sin dall'inizio del “periodo speciale” di crisi economia acuta seguita al collasso dell'Unione Sovietica, “cammello” è stato il nome dato ai camion autoarticolati riconvertiti in bus per il trasporto pubblico.

La dottrina bolivariana include della chiare scelte politiche: “Secondo la Bibbia,” ha ricordato Chávez Frías all sua platea, “puoi essere in buoni rapporti con il Dio o con il diavolo—ma non con entrambi.” E quest'orientazione è, molto chiaramente, umanista: “El dios para mi—es el pueblo” (Dio, per me, è il populo).

Il presidente venezuelano non si fa illusioni sulle tattiche che probabilmente gli USA metteranno in pratica per rispondere ad una ri-organizzazione potenzialmente continentale della vita sociale ed economica al servizio dell'umanità più che degli interessi delle multinazionali. Ma neppure si è accontentato della vecchia definizione di politica quale “l'arte del possibile.” A questo slogan, che Chávez Frías dica essere “nulla più che una scusa per codardi, o il simbolo di traditori e conservatori,” lui sostituisce quella che potremmo ben definire un'alternativa bolivariana: “La politica è l'arte di rendere possibile domani quel che sembra impossibile oggi.”

 

 

NOTE

1  Dopo la pubblicazione di Doña Bárbara (1929), che ha criticato la dittatura di Juan Vicente Gómez, Rómulo Gallegos (1884-1969) fu mandato in esilio per sette anni. Questo romanzo, ben noto in America Latina, è stato adattato in due pellicole e tre versioni televisive. Uno dei suoi cattivi, “Míster Peligro” o “Señor Peligro,” è un americano di sinistro che assiste il malevolo Doña Bárbara per truffare bovari venezuelani dalle loro terre, ma si oppongono dall'avvocato Santos Luzardo, il protagonista del romanzo. Nel suo discorso all'Avana, Chávez ha utilizzato sia il nome originale del personaggio e anche la versione, “Mister Danger,” che compare in traduzioni in inglese del romanzo. Gallegos è stato uno dei romanzieri più apprezzati del Venezuela, è stato nominato per il Premio Nobel per la letteratura nel 1960 (con un ampio sostegno in tutta l'America Latina). Era anche un uomo politico che è stato eletto presidente nel 1948 nel primo presidenziale incorrotto del paese—e rovesciato nove mesi più tardi in un colpo di stato militare.

2  Questo libro, pubblicato nel 1969 da Monthly Review Press, era un seguito allo The Development of Underdevelopment (Monthly Review Press, 1966), e Capitalism and Underdevelopment in Latin America (Monthly Review Press, 1967). Una figura importante in economia dipendenza-teoria e sociologia, André Gunder Frank ha inoltre pubblicato circa tre dozzine di altri libri. Dopo aver ricoperto incarichi in università brasiliane e messicane, è stato nominato Professore di Sociologia presso l'Università del Cile a Santiago nel 1968. Ha servito come consulente per il governo di Salvador Allende dopo il 1970, ma fu costretto all'esilio dal colpo di stato guidato da Augusto Pinochet nel 1973, e ha trascorso il resto della sua carriera in università in Germania, Regno Unito e Paesi Bassi. Morì il 23 aprile 2005.

3  Il romanziere, scrittore di racconti, e giornalista Augusto Roa Bastos è meglio conosciuto per i suoi romanzi Hijo del hombre (1960) e Yo, el Supremo (1974). Uno scrittore politicamente impegnato e principale esponente del realismo magico, è stato costretto a lasciare il Paraguay nel 1947, e ha vissuto a Buenos Aires fino al 1976, quando l'imposizione della dittatura di Jorge Rafael Videla lo ha costretto in un secondo esilio, questa volta in Francia. Tornò in Paraguay nel 1989, e nello stesso anno è stato insignito del Premio Miguel de Cervantes. Morì il 26 aprile 2005.

4  L'uruguaiano Eduardo Galeano è uno degli scrittori latinoamericani più letti contemporanei. I suoi numerosi libri: Las Venas abiertas de América Latina (1971; Open Veins of Latin America: Five Centuries of the Pillage of a Continent, 1973), Memoria del fuego (3 volumi, 1982-1986; Memory of Fire, 1988.) e Patas arriba: la escuela del mundo al revés (1998; Upside Down: A Primer for the Looking-Glass World, 2000). Galeano fu imprigionato e poi costretto all'esilio dopo il colpo di stato militare 1973 in Uruguay; si rifugiò in Argentina, da cui è stato guidato da squadre della morte di Videla dopo il colpo di stato del 1976. La sua scrittura e attivismo per i diritti umani sono stati riconosciuti da numerosi riconoscimenti internazionali, tra i quali il Lannan Cultural Freedom Prize (1999), la Global Exchange International Human Rights Award (2006), e il Premio Dagerman Stig (2010). Per una valutazione profonda della sua importanza, vedere Daniel Fischlin e Marta Nandorfy, Eduardo Galeano: Through the Looking Glass (Montréal: Black Rose Books, 2002).